Il Ciclista Urbano

Tutto quello che si DEVE e (soprattutto) NON SI DEVE fare per sopravvivere in bicicletta in città

di Lucio Cadeddu

[Il Ciclista Urbano]

Andare in bicicletta non è facile, a volerlo far bene. Un decalogo su cosa fare e cosa NON FARE lo trovate sulla nostra Guida del Ciclista Gaggio. Inoltre, a complicare ulteriormente le cose, intervengono le diverse situazioni nelle quali l'apprendista ciclista si viene a trovare. Una tipica - e spesso sottovalutata - è quella del pedalare in città in mezzo al traffico.
Il ciclista urbano è un animale estremamente vulnerabile ma anche potenzialmente pericoloso per sè e per gli altri. Ho una lunga esperienza di ciclismo urbano e negli anni ho raccolto un certo numero di osservazioni e consigli che possono aiutare il temerario su due ruote ad evitare rischi e problemi causati dall'avventura nella giungla urbana.
Premetto che quel che state per leggere - per certi versi - è in forte controtendenza rispetto a ciò che certe associazioni "ciclistiche" predicano per favorire lo sviluppo della mobilità alternativa su due ruote.

Cominciamo da un'osservazione banale: nel traffico, il ciclista è molto più vulnerabile dell'automobilista. In un eventuale faccia a faccia, il ciclista avrà sempre la peggio. Per questa ragione, anzichè cercare a tutti i costi lo scontro (PERDENTE) si può pensare ad un'integrazione col minimo fastidio per tutti.
Il ciclista, come gli altri utenti della strada, è TENUTO al rispetto del codice della strada che, fino a prova contraria, è legge dello Stato. Infischiarsene liberamente significa andare contro la legge, passare dalla parte del torto sempre e comunque ed esporsi a tanti rischi (fisici) inutili.
Passare col rosso, in contromano, non rispettare le precedenze e le strisce pedonali è SBAGLIATO e contribuisce a rafforzare l'idea comune che il ciclista è uno che se ne frega delle regole.
In linea di massima, meglio rispettare tutte le regole del traffico. Se proprio la strada fosse completamente libera, passare con cautela col rosso potrebbe essere un peccato veniale. Tutto il resto lo considero criminale.
Quindi: innanzitutto, RISPETTO DELLE REGOLE.
L'imperativo del ciclista urbano dovrebbe essere "salvarsi il c#lo" ovvero esporsi a meno rischi possibile. Per questa ragione è fondamentale che gli altri utenti della strada (automobilisti, ma anche pedoni!) capiscano BENE ed IN ANTICIPO le nostre intenzioni.
Perciò, qualora volessimo svoltare, dovremmo segnalarlo spostando lateralmente il braccio nella direzione della svolta, ben prima di averla effettuata, lasciando il braccio in quella posizione per un tempo sufficiente ad essere notati senza possibilità di equivoco. Essere tamponati da un'auto che non ha capito dove volevamo andare è un'esperienza che sarebbe meglio evitare.

Idem dicasi per le soste. Se intendessimo fermarci, sarebbe sufficiente segnalarlo alzando un braccio verticalmente. In OGNI CASO, PRIMA di fare qualunque cosa non sarebbe una cattiva idea accertarsi di chi abbiamo alle nostre spalle e delle sue intenzioni.
Per questa ragione, uno specchietto retrovisore, così gaggio nel ciclista sportivo, diventa strumento utile e "salvavita" in città.
Poi, per quanto riguarda ciò che succede davanti al nostro naso, è d'obbligo segnalare le nostre intenzioni a chi abbiamo di fronte, sia esso pedone o automobilista. Se intendessimo far passare un pedone o un'auto, un cenno vistoso con la mano sarebbe d'obbligo. Ritrovarsi una vecchietta seduta sul manubrio perchè non siamo stati sufficientemente chiari può essere...ehm...fastidioso.

Argomento velocità.
È risaputo, da tanti esperimenti fatti, che una bicicletta, in città, è un mezzo di spostamento nettamente più veloce di un'auto, se questa rispetta i limiti di velocità (50 km/h o 30 km/h) e se il traffico è "pesante" come nei nostri centri cittadini.
Questo perchè la bici può arrivare prima al semaforo e passare per prima. Per fare ciò, è necessario superare le auto ferme che aspettano il verde. È una pratica solo apparentemente banale e lecita!
Intanto è vietato superare a destra quindi, dovendo proprio farlo, bisogna ricordarsi che si è dalla parte del torto. Non solo, ma spalmarsi su uno sportello aperto all'improvviso è una di quelle cose che rendono la vita piuttosto seccante, anche se avessimo ragione.
Quindi: occhio a tenere bene in vista gli sportelli, onde anticipare improvvide aperture, e mani sempre pronte sui freni.

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È ovvio che l'automobilista, prima di aprire lo sportello, DEVE (o dovrebbe) accertarsi che non causi intralcio ad altri utenti della strada...ma....si sa come vanno queste cose...ed a rimetterci, sempre e piuttosto pesantemente, è chi viaggia su due ruote. Meglio essere prudenti che spiacenti (better to be safe than sorry, dicono gli anglofoni).
Ora che siamo giunti in prima fila al semaforo occorre non causare intralcio (non per educazione o rispetto verso gli automobilisti, quanto piuttosto per salvarsi le chiappe) e quindi levarsi dal pericolo il più presto possibile. Questo presuppone una partenza il più possibile "a razzo", cosa possibilissima con una bici dotata di un certo numero di rapporti (marce). Così, mentre vi state avvicinando al semaforo, ricordatevi di inserire un rapporto abbastanza agile, che vi consenta di partire velocemente. Non c'è cosa peggiore (e più pericolosa) di un ciclista inchiodato in partenza causa un rapporto troppo lungo.
Se dopo il semaforo ci fosse una salita, inserite un rapporto ancora più agile.

Un ciclista allenato può andare molto veloce, molto più di quanto gli automobilisti si aspettino. Tenetene conto quando siete in mezzo al traffico. Tenete conto anche che un pedone non si aspetta di vedersi piombare addosso un bolide a 40 all'ora, quindi regolate di conseguenza la velocità. Ricordatevi che così come noi siamo vulnerabili rispetto alle auto, i pedoni lo sono rispetto a noi. Se per strada ci fossero bambini od anziani (ma anche animali) calcolate gli spazi e le manovre con un margine d'errore più ampio, che tenga conto dell'imprevedibilità degli esseri viventi che ci troviamo di fronte.
Una bici di 15 kg con sopra un ciclista di 75 kg è una massa di quasi un quintale che può far molto male (persino uccidere, nel peggiore dei casi) ad un pedone che attraversa o che è fermo ad un incrocio.

Farsi notare è importante, dicevo. Se, per caso, ci fosse un flusso continuo di auto e noi volessimo inserirci ma nessuno ce lo contentisse, è inutile mettersi in pericolo di prepotenza. Ne avremmo la peggio. Di conseguenza, meglio aspettare che il flusso diminuisca per inserirci in tutta sicurezza.
Occhio che per "farsi notare" non intendo mettersi in mezzo ad una corsia a 10 km/h facendo inca##are automobilisti e quant'altri. È nostro interesse che l'automobilista dietro di noi non sia esasperato dalla nostra presenza: basta trovare la persona alzatasi col piede sbagliato e ci ritroveremmo spalmati sull'asfalto.
Aver ragione, quando si è alti 5 millimetri, può non servire a molto, se non ai nostri eredi.
Ancora, tenere il più possibile la destra ed occupare meno spazio possibile. Ci notano comunque, anche se non siamo in mezzo alle...scatole ;-)
Quando proprio l'automobilista idiota non ne vuol sentire di lasciarci il poco spazio del quale abbiamo bisogno si possono mettere in atto alcune tecniche assolutamente efficaci anche se un po' terroristiche (ma indolori per tutti).
Ad esempio, se un automobilista ci dovesse affiancare a pochi cm, sarebbe sufficiente una manata assestata con decisione sul tetto della macchina per attirare la sua attenzione. All'interno dell'auto ciò suonerebbe come un boato e lo sbadato al volante si accorgerebbe di aver fatto qualcosa di sbagliato. La manata (data col palmo della mano) fa più rumore di qualsiasi altra azione e non causa alcun danno all'automobile.
Talvolta anche un urlo vigoroso può aiutare.

Paragrafo attrezzatura

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Il vero guerriero urbano su due ruote deve intanto avere un mezzo all'altezza della situazione: fondamentale un cambio che funzioni, dei freni super efficienti e delle ruote di buona sezione, per passare indenni su pavè e rotaie. Un mezzo molto adatto allo scopo è la mountain bike, adattata con gomme slick (o poco scolpite) e magari dotata di piccolo portapacchi in alluminio e specchietto retrovisore.
I pedali automatici sono comodi per pedalare ma richiedono molta esperienza ai semafori. Se non ci si sentisse abbastanza "pratici" meglio pedali tradizionali, senza fermapiedi e cinghiette.
Al massimo, volendo, si possono usare delle gabbiette puntapiedi rigide che non richiedono l'uso di cinghiette e che non vincolano in alcun modo la libertà di movimento del piede, facilitando al contempo l'azione della pedalata, specie in salita o sullo sconnesso.
La pressione delle gomme può essere tenuta sui 2 bar o anche meno se si tratta di gomme artigliate, sui 4 se si trattasse di slick.
Se intendeste spostarvi anche di notte, sarebbe necessario un set di luci a batteria (restano accese anche quando vi fermate, contrariamente alla vecchia dinamo), lampeggianti sul posteriore. Per le giornate piovose i parafanghi possono essere utili. Attenzione che il pavè di molte città, in caso di pioggia, diventa una pista di pattinaggio artistico e sarebbe meglio non prodursi in evoluzioni in mezzo alle auto che ci sfrecciano vicine.
Il manubrio più pratico è quello dritto da mountain bike, di buona presa e coi freni a portata di mano. Per passare con più facilità tra le auto, può essere utile accorciarlo il più possibile. Per farsi notare e sentire (la bici non fa rumore) una piccola trombetta può risultare utile.
Un manubrio da corsa, a meno che non siate dei provetti ciclisti, è molto pericoloso in caso di frenate di emergenza.
L'abbigliamento potrà essere comune, con l'accortezza di indossare colori vistosi, specie di sera, e pantaloni (o gonne) che non impediscano i movimenti o che non si impiglino nei raggi e nella catena. Per i pantaloni, una molletta da bucato o un elastico alla caviglia destra dovrebbe risolvere il problema catena.
L'argomento "casco" è così delicato che preferisco lasciare all'abitudine ed alla sensibilità di ognuno la decisione se indossarlo oppure no. Molto dipende dal tragitto e dal tipo di traffico. Una cosa è certa: se doveste uscire in città coi vostri bambini, indossate SEMPRE e fate indossare loro un bel casco. I grandi che danno il cattivo esempio ai piccoli mi hanno causato sempre una certa irritazione. I bambini tendono ad emulare. Se passate col rosso quando loro sono insieme a voi, lo faranno inconsciamente anche quando saranno soli...e forse sarebbe meglio che non succedesse, giusto?
In città, di preferenza, viaggiate dietro o a fianco dei vostri bambini. Essi sono meno visibili e più imprevedibili, meglio che ci sia un adulto di fianco o dietro di loro.

Paragrafo "commuting".

[Il Ciclista Urbano]

Per "commuting" si intende lo spostarsi da casa per andare al lavoro. Farlo in bici può essere molto comodo e salutare, anche se le distanze da coprire non fossero proprio contenute. Una doccia al posto di lavoro sarebbe utile, sempre e comunque. In ogni caso, non è affatto detto che si debba arrivare sudati come capre, basta fare gli ultimi km in completo relax per consentire una naturale "evaporazione" dei liquidi corporei :-)
Se il percorso dovesse includere tratti di tangenziale o di strada ad intenso e veloce traffico veicolare l'attenzione da porre deve essere massima. Tenersi sempre all'estrema destra (io viaggio costantemente sulla riga bianca, talvolta persino oltre) onde lasciare spazio alle auto per superarci. Normalmente ci lasciano più spazio del necessario, quindi non serve mettersi in mezzo al pericolo ad ogni costo, solo per prepotenza. La prepotenza, quando si è più deboli e vulnerabili, non vi servirà a molto se sarete sotto un metro e mezzo di terra all'ombra dei cipressi ("Qui giace un ciclista prepotente" non è un bell'epitaffio). Ho perso diversi amici in bicicletta, so di cosa parlo.
Se qualche automobilista deficente vi dovesse "fare il pelo", come si dice in gergo, ovvero stringervi sulla destra in modo pericoloso (qualcuno lo fa per divertirsi, all'idiozia non c'è limite) tenete nervi saldi e valutate se è il caso di buttarvi in cunetta per evitare il peggio. Molto meglio rotolare sulla terra che cadere sull'asfalto dove possiamo essere travolti dall'auto che ci segue...
Inoltre, l'asfalto è una vera grattugia e le escoriazioni causate da una scivolata a 40 km/h possono risultare molto dolorose e profonde.
Mani sui freni, comunque, pronti ad ogni evenienza.

Quindi occhi aperti, davanti e dietro :-), e grande prudenza. Meno fastidio darete agli automobilisti e più al sicuro saranno le vostre chiappe. Tenete conto che un'automobile o un camion che vi dovesse superare a 100 km/h causa uno spostamento d'aria notevole, quindi mani ben ferme sul manubrio e sangue freddo. Scegliete, per quanto possibile, strade poco trafficate, anche se più lunghe.

Conclusioni

Se c'è una categoria di persone che detesto, oltre agli automobilisti irresponsabili, è quella dei ciclisti incoscienti (e prepotenti). Con gli atteggiamenti sbagliati si mette a repentaglio la propria vita (e quella degli altri) e si fa tanto, ma tanto male alla categoria del VERO ciclista urbano, qello che la bici la usa per davvero per spostarsi in città e non solo il sabato o la domenica per partecipare alle ciclopedalate in favore della decantata mobilità urbana su due ruote.
La mia impressione, dopo tanti anni e tante persone "analizzate", è che i cosiddetti "ciclisti della domenica" altri non sono che automobilisti di tutti i giorni, frustrati e inebetiti che, avendo in mano la possibilità di fare ciò che gli pare in mezzo al traffico, non gli par vero di inforcare, un giorno alla settimana, un mezzo di locomozione per andare contromano, passare col rosso ed infastidire i colleghi su 4 ruote che tanto li hanno fatti innevorsire durante la settimana.
Questa categoria di persone fa solo del male all'immagine del ciclista e di chi, magari senza tanti clamori e proclami ecologisti dell'ultima ora, ritiene - da anni - più utile, per sè e per gli altri, una mobilità alternativa su due ruote.
Consiglio sempre di guardare con sospetto chi usa la bici solo in occasione di manifestazioni "ecologiste". Molto spesso (con le dovute eccezioni, sia chiaro) si tratta di persone che, pur potendo usare la bici tutti i giorni, non lo fanno perchè preferiscono di gran lunga l'auto. Occhio, molti sono lupi travestiti da agnelli. Al primo semaforo, affiancateli in bici e spingeteli sul marciapiede ;-)
Il vero "guerriero urbano su 2 ruote" sa riconoscere chi combatte la stessa guerra e chi invece rema contro, anche se all'apparenza predica in modo diverso.

Personalmente, uso la bicicletta come mezzo di trasporto urbano da molti anni, prima che mandrie di pseudo-ciclo-ecologisti sollevassero il problema. Non mi aspetto che il mio punto di vista sia condiviso ma vorrei che anzichè parlare tanto, la gente, più che durante le manifestazioni, usasse la bici più spesso tutti i giorni. Solo così si riuscirebbero a capire le VERE esigenze di chi usa la bici per davvero.
Sarà un caso che dei tanti che si vedono alle "manifestazioni pro-bici" se ne vedano così POCHI in giro nei giorni "normali"? Non so a voi, ma a me la cosa insospettisce moltissimo.

© 2001 Lucio Cadeddu - Sardinia by Bike

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